"Le storie servono alla poesia, alla musica, all'utopia, all'impegno politico: insomma all'uomo intero, e non solo al fantasticatore. Servono proprio perché in apparenza non servono a niente: come le poesie e la musica, come il teatro e lo sport... Servono all'uomo completo e, vorrei aggiungere, a completare un uomo."
Gianni Rodari


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lunedì 12 marzo 2012

Ricordo

Che poi, un giorno o l'altro, si sarebbe voltato e di tutto quello che era successo non si sarebbe ricordato più. Dimenticava, lo sapeva. Dimenticava questo, dimenticava quello. Dimenticava come si baciava, dimenticava di aver comprato lo yogurt, dimenticava quando aveva chiamato il tal tizio per la tal cosa. Dimenticava tutto. Tutto sembrava scorrere in un eterno presente, un flusso continuo. Tutto, comprese le emozioni.


Si era dimentimenticato le rabbie, le gioie, le risate, i pianti. Tutti con la stessa facilità, la medesima leggerezza. Si era dimenticato così tante volte chi era, da pensare di non essere mai stato nessuno. Si alzava la mattina convinto di qualcosa, che immancabilmente, prima di pranzo era diventato qualcosa d'altro, per merenda era altro ancora e per cena nemmeno si ricordava più che era stato convinto di qualcosa.


Un eterno presente, tutto e il contrario di tutto. C'erano delle cose nelle quali credeva, certo. Ma in fondo non era convinto nemmeno di quelle. Sembrava gli rimanessero attaccate, più che altro. Un po' come il martello di quel super-eroe con le ali sull'elmo. Lo roteava sopra la testa, faceva il gesto di gettarlo lontano, e il martello se lo portava appresso, facendolo volare nell'universo e oltre.


Sapeva che un giorno si sarebbe girato e avrebbe dimenticato che dimenticava. Un giorno, si sarebbe guardato allo specchio e non avrebbe più potuto dire che il mondo di prima gli scorreva addosso come acqua. Quel giorno non avrebbe più potuto dire che le emozioni evaporavano dentro di lui senza lasciar traccia. Quel giorno non avrebbe più potuto dire che non soffriva, che non amava, che dimenticava i baci, i pugni e i morsi della vita.


Quel giorno avrebbe dimenticato di non saper ricordare, e avrebbe ricordato come non dimenticare.

giovedì 15 settembre 2011

Un pensiero in meno




Mal che vada, una casa l'abbiamo trovata. In realtà ce ne restano cinque da visitare, ancora. Ma l'Uomo Senza Un Dito ha fatto quello che aveva promesso e una piccola reggia ce l'ha trovata.

L'Uomo Senza un Dito non finisce una frase, non risponde ad una domanda, asserisce solo quanto gli fa comodo, ignora i tuoi ragionamenti, cammina lento apposta per lasciarti nel limbo dei suoi silenzi, non permette che si rivolga una libera parola al padrone di casa, salvo i saluti e i convenevoli, gestisce prezzi e costi con tempi e modi suoi, è scontroso e sgusciante al tempo stesso.

Però, la piccola reggia è una casa degli hobbit al terzo piano, nel sottotetto. Due balconi per godere della luce dell'alba e del tramonto, una stanza da trasformare in studio e camera da lettura, due divani in pelle ai quali dovrò abituarmi, una cucina luminosa con le antine pulite, tanto spazio per mensole e librerie, ampio parcheggio e una pizzeria a legna appena fuori dal cortile.

Il prezzo è un dito della mano sinistra ogni tre mesi, ma per qualche tempo possiamo permettercelo.






mercoledì 31 agosto 2011

Nutrimento







"Chiudi gli occhi e inizia a guardare" scrive Antonio Catalano in un suo libro visionario.

E' questo genere di speciali contraddizioni in termini che mi permette ancora di oscillare - quotidianamente - tra un profondo cinismo, alquanto realistico (che armeggia con le mie convinzioni e le strattona continuamente) e una smodata volontà di cercare risposte alternative, inconsuete e inusuali (che contrasta e s-bilancia la scettica deriva).

Non sono un artista: non riesco a vivere di eccentricità reificate. Non sono nemmeno il suo opposto: non riesco a vivere di mediocrità materializzata. Sono solo un educatore, sono un girovago con le radici, sono un amante della parola.

Così non mi resta che nutrire la speranza e saziarmene io stesso.




lunedì 29 agosto 2011

Pagina su pagina...





Tra un'onda e l'altra, tra un tuffo in torrente e l'altro, tra una notte insonne e l'altra, dall'ultima volta che ho scritto delle mie letture, mi sono passate fra le dita le pagine di:

- Il Mondo Sommerso, di J.G. Ballard. La storia della perdita dell'esistenza, nell'entropica calura di un mondo ormai non più adatto alla forma umana.

- Lolita, di Vladimir Nabokov. Un monologo ossessivamente tenero e romanticamente invasato sull'impossibilità di possedere ciò che per sua natura è ingenuo e immacolato - e per questo affascinante - senza alterarlo irrimediabilmente.

- Ventimila leghe sotto i mari, di Jules Verne. Strabiliante racconto di fantascienza ottocentesca, con tutti i tipici eccessi di fiducia nelle Scienze o nell'Uomo, di obiettivi utopici, di volontà messianiche e missioni gargantuesche.

- I tre moschettieri, di Alexander Dumas. Le avventure di un giovane armato solo delle sue abilità e della sua incoscenza, talvolta scambiata per coraggio, altre volte per pura ingenuità. Il titolo resta incomprensibile: visto che i veri protagonisti sembrano essere più i lacché dei moschettieri, che i moschettieri stessi.

- Wave watching, una guida illustrata per l'osservatore di onde, di Gavin Pretor-Pinney. Il "come e perché" assolutamente geniale sulle onde, in ogni loro singola forma: da quelle marine a quelle sonore, a quelle sociali, a quelle del corpo umano.

- Feste galanti, di paul Verlaine. Poesie romantiche, erotiche, passionali nella loro forma più nobile ed estemporanea.

- La Cavalcata dei morti, di Fred Vargas. Un'altra profonda e arzigogolata avventura per il personaggio più riuscito della scrittrice francese: questa volta il Commissario Adamsberg se la deve vedere con una masnada di fantasmi vendicatori.

- Non lasciarmi, di Kazuo Ishiguro. Delicato monologo di una fantascienza ancor più delicata. Da leggere immediatamente prima o immediatamente dopo aver visto il film ad esso ispirato.

- L'uomo verticale, di Davide Longo. Senza come e senza perché, si è catapultati con il protagonista in un futuro terribile, nel quale tutto sembra perdere la propria forma originaria, e la lotta per sopravvivere diventa una lotta per esistere. Tenerezza e meraviglia per curare l'insipido abbandono allo scorrere dei giorni.

- Un antropologo su Marte, di Oliver Sacks. Diverse storie dei pazienti seguiti in prima persona dallo scrittore: al tempo stesso neurologo e antropologo. Per capire che la malattia e la sua cura non possono essere solo e soltanto legate alla corporeità umana, ma anche al vissuto dei singoli: alla complessità di una quotidianità de-strutturata, da ri-formare e ri-dimensionare.

- Dracula, di Bram Stocker. Il Vampiro più famoso di tutti i tempi vive attraverso le memorie di coloro che lo hanno conosciuto e sconfitto, restando sempre poco meno di un'ombra, poco più che un terrore.

- I Viaggi di Gulliver, di Jonathan Swift. Elegante e prolissa, quanto ingegnosa e fantasiosa, critica alla società inglese del Settecento.

- Vango, di Timothée de Fombelle. Un ragazzo misterioso, dalle qualità inimmaginabili, pari solo al suo passato incalcolabile. Un viaggio attraverso la fiducia, la fedeltà e la tenacia. In un mondo alla vigilia del Secondo Conflitto Mondiale.





giovedì 25 novembre 2010

Metamorfica





Cambiano i gesti, cambiano gli sguardi,
cambiano le volontà, cambiano i desideri.


Cambiano le parole,
cambiano le frasi.


Cambiano le azioni,
cambiano gli impegni.


Restano i piedi a terra,
a reificare la volontà.


E resta la testa tra le nuvole,
a trarre ispirazione dagli orizzonti.





sabato 20 novembre 2010

Io parlo.





In questi giorni non faccio che parlare. Parlare da arrabbiato. Parlare forte, parlare alto, perché sono ancora molti quelli che girano con le dita nelle orecchie.

Parlo della Corte Costituzionale che bypassa le Leggi regionali che bloccavano la costruzione di centrali nucleari nel loro territorio, o che respinge il ricorso delle Regioni contro il Decreto Ronchi, frustrando le speranze di tutti i cittadini che pretendono che l'acqua sia un diritto non commerciabile.

Parlo delle motivazioni che vogliono Dell'Utri intermediario di mafia, e di un sistema parlamentare che lascia lui e il beneficiario delle trattative liberi di governare invece che costringerli a soggiornare nelle patrie galere.

Parlo dell'arbitraria e "liberale" decisione del governo di intascarsi il 75% del 5xMille del 2009. Trecento mila euro frutto di donazioni libere e consapevoli dei cittadini. Salvo poi chiarificare: "Siamo stati fraintesi: intendiamo solo dare un acconto, più tardi daremo anche il resto..."

Parlo del colpo di mano grazie al quale le scuole private si sono viste ridare i fondi tagliati, mentre la scuola pubblica muore sotto edifici fatiscenti, dirigenti scolastici aziendalisti e burocrati, e insegnati pettegoli e chini a qualsiasi colpo basso pur d'essere più produttivi.

Parlo della volgarità barbarica, deludente e strisciante sventolata dai praticanti della "politica del fare". Una volgarità mai fine a se stessa, sempre finalizzata a costruire un'immagine e un comportamento nei quali la gente possa trovare un'istintiva identificazione, un anestetico punto di riferimento al quale delegare ogni pulsione e desiderio di rivalsa.

Parlo della vigliaccheria che spurga dalle invocazioni della pena di morte: un grido impulsivo e volgare, che arriva dal ventre di chi non intende trovare alcuna risposta costruttiva al delitto.

Ecco perché fatico a scrivere. Perché, in qualche modo, preferisco parlare. E Denunciare. E Resistere.



lunedì 15 novembre 2010

Convegni, letture, progetti






***

Si è concluso il Workshop sull'Educazione Ambientale organizzato da Area Parchi Lombardia presso il Parco del Ticino, nella zona della Riserva Naturale Orientata "La Fagiana" (titolo "Quali strumenti per diffondere l'offerta formativa?").

La partecipazione è stata altissima: da tutta la Regione sono intervenute Associazioni, Cooperative ed Enti gestori di parchi e riserve. Tutti hanno portato le loro esperienze, le loro professionalità e la loro voglia di mettere in rete ciò che si conosce e ciò che ancora crea dubbi e paure.

Alcune delle preoccupazioni che abbiamo avvertito riguardano:

- Gli enormi tagli alla scuola pubblica e le condizioni di lavoro di maestri e insegnanti,

- La mancanza di un albo professionale di guide naturalistiche/educatori ambientali (e la conseguente precarietà di tutte le professioni coinvolte in attività di EdAmb),

- La concorrenza tra gli attori del settore, non sufficientemente regolata da Enti amministrativi

- La necessità di dotarsi di un sempre più ampio ed inclusivo quadro teorico/pedagogico valido e all'avanguardia (che grazie a Midori del CNR di Genova e al contributo di Salomone dell'Universtà di Bergamo si sta delineando sempre più in termini quali interdisciplinarietà, ricorsività, complessità, partecipazione, coprogettazione e responsabilizzazione)


Nonostante tutto ciò, l'entusiasmo è stato elevato e la partecipazione ai dibattiti e ai laboratori ha permesso di arrivare alla conclusione dei due giorni di incontri con una larga soddisfazione generale.

Alcuni margini di miglioramento (come la necessità di limitare i "momenti vetrina" o le "attività frontali" in favore di attività partecipative ed esperienziali) ci sono sempre, ma gli organizzatori hanno dimostrato di saper cogliere le critiche e sviluppare soluzioni interessanti, quindi si vedrà l'anno prossimo che cosa proporranno.

***

- "Pro e Contro Marx" di Edgar Morin. Una raccolta di riflessioni sul pensiero marxiano e sulla necessità di ripescarne l'originale filosofico (la "dialettica" come principio primo dell'esperienza e del flusso dell'esistenza) al di sotto di tutte le letture politiche e corrotte che ne sono state fatte nel tempo. Questo per comprendere a fondo la necessità di adottare quello che Morin definisce Epistemologia della Complessità.

- "Il Condominio" di J.G. Ballard. Un racconto scritto nei primissimi anni '70 in maniera follemente lucida. Racconta il tracollo sociale all'interno di una futuribile città-condominio, nella quale la tecnologia più avanzata diviene un mezzo ordinario quanto inconscio per demolire inibizioni e scrupoli alla base della convivenza civile.


***

I Maestri Itineranti aprono la stagione 2010/2011 dei progetti nelle scuole con due imprese piuttosto impegnative:


- "Intergalattici Rifiuti", progetto nel quale un gruppo di bambini di 1^ e 2^ elementare saranno chiamati ad organizzare il Congresso Intergalattico dei Maestri Itineranti sui Rifiuti, al quale parteciperanno anche i Delegati galattici del Mondo della Carta e del Mondo della Plastica. In collaborazione con le scuole e il comune di Lonate Pozzolo.

- "L'Aula in Giardino 2.0", nel quale si organizzeranno la progettazione e la realizzazione di un "giardino d'acqua" nei pressi della Scuola media di Leggiuno, continuando il lavoro fatto l'anno passato. In collaborazione con il lungimirante Assessorato alla Pubblica Istruzione e un invidiabile parterre di eccellenti insegnanti.




martedì 28 settembre 2010

Con una manciata di giorni tra le dita





Dieci giorni per far valere i propri principi
Dieci giorni per far splendere un piccolo sogno a due ruote
Dieci giorni per progettare un volo per due
Dieci giorni per ri-scoprire l'appoggio delle socie
Dieci giorni per mettere in piedi mille progetti in un progetto
Dieci giorni per riscrivere i propri orari di lavoro
Dieci giorni per farmi assalire dall'ansia del fiume
Dieci giorni per ricordare che bello è raccontarsi
Dieci giorni per scoprire che è bello aspettarsi
Dieci giorni per scoprire che gusto c'è a piantare i piedi
Dieci giorni per scoprire che è vero, la diplomazia non è l'unica via
Dieci giorni per vivere ogni secondo
Dieci giorni per non potersi fermare a scrivere due righe
Dieci giorni per fare un piccolo agguato al fratellino
Dieci giorni per aver voglia di ridere
Dieci giorni per aver voglia di fare l'amore
Dieci giorni per chiudere il mondo fuori
Dieci giorni per serrare il mondo tra i denti
Dieci giorni per chiudere il mondo nel cuore
Dieci giorni per studiare come un matto
Dieci giorni per trovare nei libri quello che ho sempre pensato e mai saputo
Dieci giorni per vivere, vivere e vivere ancora.
Così son state, queste giornate sincopate.
E così saranno le prossime.
E quelle dopo..
e quelle dopo ancora...

Quindi non preoccupatevi se non scrivo, ok? ;-)



lunedì 13 settembre 2010

Proprio lunedì






In un lunedì così

- con la pioggia d'autunno in anticipo
su questa fine d'estate, e un cielo azzurro
punteggiato di bianco e bagnato dal sole-

E' un vero delitto forzarmi la mente -
fatta a spirali, rimandi e ritorni -
entro le stupide linee di tappe forzate.

Così è che passo da un impegno noioso
all'odore di lei tra i cuscini.

Da una telefonata dovuta
alla piega nelle scarpe dei calzini.

Da un appunto volante
al suo modo dire in silenzio
facciamo l'amore.

Da una fattura pesante
alle bustine di thé sul bancone.

Da un timbro irrisolto
alle foglie volanti in balcone.

Dalla tastiera irritante
alle parole insistenti
sul mistero che sono.

Da un verbale mancante
allo sguardo nudo sul mondo.

Da un'agenda ricolma
all'ansia c'ho addosso.

Da un messaggio spedito
alla voglia insistente per
queste nuove distanze.



giovedì 9 settembre 2010

Quella volta che...







...
il Marinaio di Foresta morì affogato
in direzione ostinata e contraria,
con indosso un berretto di lana,
e subito seguito, in sorte,
dal suo gatto alpino
...









domenica 22 agosto 2010

Mille parole da ritrovare





Avevo mille parole meravigliate per descrivere le ultime due settimane.

Gli odori della terra scottata e degli arbusti bruciati dal sole; i colori bianchi e ambrati delle rocce e i disegni dei faraglioni; i rumori sordi delle grotte e gli spruzzi gelati del mare; la pelle liscia e abbronzata; le mani strette e indiscrete; i baci rubati e quelli negati; le parole attese, quelle mai dette e quelle di sottofondo; i legami intrecciati, quelli da interpretare e quelli accettare; la difficoltà ad imparare a non far niente e quella di ricominciare a fare qualcosa.

Ne avevo mille e più di parole. Ma le ho perse. O semplicemente accantonate.

Mentre le cerco in mezzo all'umore scuro nel quale mi trovo catapultato oggi, e le scovo seguendone il luccichio profondo e inconfondibile - come quello di una stellina d'argento - , mi sento di consigliarvi altri tre titoli che mi hanno accompagnato in questo viaggio verso Sud:

- I Quattro Fiumi, opera a fumetti firmata dall'inconfondibile Vargas e da Baudoin. Per chi conosce Adamsberg e ama i romanzi grafici. Sicuramente da non leggere senza aver prima letto gli altri titoli della Vargas: non lo si apprezzerebbe abbastanza.


- Servi, di Marco Rovelli. Un reportage di viaggio e denuncia nel mondo dei clandestini, con le parole dei clandestini: schiavi novelli per quella parte d'Italia che non conosce - o non vuole conoscere - altra via alla concorrenza che lo sfruttamento becero di macchinari umani "usa e getta". Da Sud a Nord, dalla camorra alle leggi dello Stato, dai possidenti terrieri ai piccoli imprenditori.


- Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, di Mark Haddon. Un titolo improbabile per un racconto altrettanto improbabile: l'immersione totale nell'esperienza e nell'emotività schietta di un ragazzino autistico, incosciente e dannatamente amabile.



Voi leggete, io seguo la stella e ritrovo le mie parole.


lunedì 26 luglio 2010

Rientro, una galleria di sensazioni






Rientro per sapere che due delle Ragazze Cresciute sono state dieci giorni in vacanza-premio dalle parti di Verona, ad un campo-volontariato della Protezione Civile, nel quale tutti - ma proprio tutti, dai piccoli volontari agli organizzatori - si professavano fascio-nazi-leghisti e usavano allungare il saluto militare (???) in un saluto romano non proprio cammuffato. L'unico ragazzo non di destra è stato tartassato di scherzi e vessazioni, fin quasi al suo abbandono.

Rientro per avvertire la voglia matta di ripartire, di riempire la sacca da viaggio con qualche vestito, di mettermi il tascapane a tracolla, il cappello in testa e prendere un treno. Anche uno qualsiasi. Sentire le traversine che cantano al ritmo delle ruote, vedere le piante che corrono e le nuvole immobili e lontane, il colore del mondo che cambia con passare del giorno.

Rientro per essere investito da mille racconti di persone che si lasciano, che si odiano e che strepitano e litigano. Storie di uomini vigliacchi e donne coraggiose. Storie di imposizioni, di ritirate strategiche, di sensi di colpa taglienti come ceramica.

Rientro per avvertire che certe amicizie possono anche fare il giro del mondo, ma che la lontananza nel tempo e nello spazio non le intacca minimamente.

Rientro per vedere che i mille lavori che ho lasciato in sospeso sono continuati anche senza di me e che ora sono io a doverli rincorrere, un poco alla volta.

Rientro per accorgermi di quanto un prato scuro, una manciata di stelle in un cielo cobalto e una luna d'argento bastino a ricordarmi che c'è una stellina che mi aspetta, e che non vedo l'ora di riabbracciare.

Rientro per non sopportare più la musica che ascolto da anni, in un mare di nostalgia trita e ritrita. Ecco: in un crescendo di contorsioni e strattoni, corpo stomaco e cervello sono in fase di muta e strisciano addosso alla vita con l'intenzione di perdere le vecchie scaglie, per rinascere lucenti e sprizzanti. Smettendola, finalmente, di affrontare il passato per vivere il presente.









mercoledì 21 luglio 2010

Due cose a lato di tutto.








La prima è che ieri sono passati 9 anni dalla morte di Carlo Giuliani durante le manifestazioni alternative al G8 di Genova nel 2001. Mi piacerebbe molto iniziare a sentire qualche discorso su come riorganizzare un ritrovo coi fiocchi per i dieci anni, l'anno prossimo.

Non tanto dieci anni dalla morte di Carlo, ma dieci anni da quando una vera dimostrazione di volontà complesse, alternative, internazionali e possibili sono state sistematicamente represse e impaurite. Dobbiamo ritrovare il coraggio di allora: sarebbe davvero il caso di unire i mille discorsi critici che stanno riprendendo piede oggi, per ritrovare quello spirito complesso e unitario che aveva il Movimento dei Movimenti.

Acqua pubblica, libertà di stampa, lotta alle mafie, salvaguardia dei territori non edificati, qualità della scuola pubblica, lotta al predominio televisivo nella formazione delle culture e delle coscienze giovanili, energie rinnovabili e alternative, no al nucleare, legge contro il conflitto d'interessi, la verità su L'Aquila, i movimenti No Tav e No Dal Molin, la verità sugli scontri del G8, la verità sulle stragi d'ogni ordine e grado e tutto quanto un Paese critico e coscienzioso dovrebbe mettere sul tavolo per non toglierlo più, fino a risoluzione trovata.

La seconda, più frivola, è che la settimana scorsa ho letteralmente divorato "Le Mappe dei Miei Sogni". Un libro che consiglio a chiunque abbia ancora voglia di buttarsi in qualcosa di nuovo armato solo dei suoi vecchi vestiti e di un pizzico di sana incoscienza.




martedì 6 luglio 2010

Altre fronde, all'improvviso...





E mentre la testa viaggia verso Sud, sono entrati nella mia vita con propotenza altri due testi:

- il Walden di H.D. Thoreau, testo sacro di anarchia filo-antropo-naturale, mai veramente finito di leggere perchè prestato ad una delle Ragazzine Cresciute andata a vivere altrove, ora felicemente recuperato

e

- il meraviglioso Le Mappe dei miei Sogni di Reif Larsen, vero e proprio compendio di food-for-thoughts per geografi, cartografi, grafomani, messianici e diversamente socializzati in generale. Il tutto romanzato nell'avventura transamericana di un ragazzino tanto talentuoso quanto inadeguato.



P.s. Recentemente ho anche divorato La Luna e i Falò, di Pavese. Difficilmente ho trovato altrove così tanta, toccante, intima affinità del sentire e raccontare.




sabato 19 giugno 2010

Maremosso







Anche essere un educatore tra le Ragazze Cresciute mi richiama spesso alla mente le fantasiose letture ottocentesche che preferisco: quelle che raccontano di marinai, caccia alle balene, ricerche infinite di tesori, tradimenti e amicizie indissolubili nate e cresciute tra il sudore e i calli della vita.

Purtroppo, in questi giorni nei quali il nostro amato Paese sembra essere migrato per intero alle latitudini tipiche dei Monsoni... In questi giorni nei quali gli uragani con grandine e fulmini e scrosci portentosi sono all'ordine del giorno... In questi giorni nei quali il sole ridente sembra essere improvvisamente incappucciato e battuto come un desaparecido argentino... Proprio in questi giorni, la ciurma metereopatica svela tutti i suoi trucchi, i suoi inganni, le sue paure e le sue rabbie.

Il Capitano conosce la rotta a memoria, gli ufficiali conoscono le carte, ma la ciurma naviga a vista, in mezzo a tempeste metereologiche ed emozionali, irrazionali e reali, razionali e irreali... Così tutti noi siamo costretti a fronteggiare le rivolte in mezzo alle tempeste.

E il Capitano tiene stretta la rotta, mentre grida vigoroso gli ordini tra il vento e le nubi. E noi - nostromi, ufficiali e sottufficiali - li cogliamo a malapena, nascosti tra le parole a mezze labbra dei marinai: gocce violente dal cielo che ci insultano l'anima e il viso. Per poi riportarli, quegli ordini, con il cipiglio preoccupato di chi ha tra le mani non direttamente il timone, bensì le braccia, le gambe e la vita di quegli stessi marinai.




Link all'immagine



venerdì 18 giugno 2010

Di fiumi, baci e mari lontani







Noi,

che sappiam di terra e aria smossa
di piogge
e foglie strappate
di secche e radici divelte,

Ci si chiede quanto a lungo
si possa aspettare
un bacio che sappia di mare:

che del sale pare avere
l'ardore, delle onde il ritmo
e dei riflessi il sorriso.






lunedì 7 giugno 2010

I colori del giorno





Il grigio lucido per il cielo del mattino da sperare,
il giallo e il marrone per la legna la paglia e la fatica da affrontare,
il rosso per i martelli i segacci e le corde da smadonnare,
il nocciola pungente per gli occhi da conquistare,
il verde lucente per le fronde dei castagni ad ombreggiare,
il bianco per i denti e la pelle da mostrare,
l'antracite luccicante per il lago da sorvolare,
il rosa per le labbra da gustare,
l'azzurro per il cielo del pomeriggio da rimirare,
l'avorio per le nuvole e la pioggia da soffiare,
il blu per la stanchezza da serrare,
il rame scuro per i capelli da annusare.




giovedì 3 giugno 2010

Colpi di grazia






Se i vecchi cowboy, davanti al loro cavallo azzoppato e ormai perduto, avevano la forza di estrarre la colt e dare al fedele compagno di viaggi un vero Colpo di grazia con l'orgoglio dei cuori inconsolabili...

...Noi marinai di foresta, davanti allo scafo sfondato della nostra fedele canoa non possiamo fare altro che caricare la carcassa inerme sulle spalle, accompagnarla a bordo strada, fare 10 km in autostop per arrivare ai mezzi, recuperare lo scafo abbandonato e tornarcene a casa con il groppo in gola.

Poi, ecco, anche sull'essere inconsolabili, è tutta un'altra storia.


lunedì 31 maggio 2010

A vicenda






Avventure e persone,
le une con le altre,
si richiamano e ricamano :
tessendo, col filo ambrato delle cose vive,
una trama indistricabile e damascata.

Il risultato è un arcobaleno tra le dita,
che è un po' tela di ragno,
un po' trampolino rimbalzante
e un po' cielo di cotone.



venerdì 28 maggio 2010

Sapori della vita






Tempi così contrastanti e gonfi d'emozioni non si ricordavano da anni. Forse da mai. Si erano alternate esperienze dai sapori più diversi, e la bocca ancora poteva distinguerne i singoli retrogusti.

C'era il sapore pungente del rafano, che riportava alla mente il trauma e la liberazione di una separazione definitiva, di quelle che si trascinano in un interminabile balletto di lividi e unguenti, finché i danzatori non si rendono conto che di quella danza straniante e deliziosa ne stanno morendo.

C'era il sapore morbido dell'imbarazzo, ad incrociare gli sguardi mentre i sorrisi si facevano risate e tutto il quadro si arricchiva d'una mano che arricciava capelli lunghi e castani, mentre l'altra si stendeva sul tavolo in attesa di un tocco fintamente casuale.

C'era il sapore aspro e dolce delle more di gelso, frodate con gli amici in un campo dietro al cimitero d'un paesino di fiume, mentre la luna piena creava ombre profonde e buie: tana e rifugio di centinaia di lucciole, tornate dal paradiso per la nostra meraviglia.

C'era il sapore verde dei fili d'erba, strappati e infilati tra le labbra alla conclusione delle mattinate più intense, passate a camminare e mostrare il mondo piccolo ai piccoli del mondo, quando poi ti sdrai sul prato e senti il mondo che ti sorregge e ti culla.

C'era il sapore conviviale della pizza, annaffiata di chiacchiere infite tra sesso, religione, vizi e filosofie, e di innegabili racconti sugl'amori passati, presenti e futuri.

C'era il sapore dolce dei petali di robinia, che cascavano in mezzo al bosco come neve ancor più lieve, imbiancando i corpi sdraiati e addormentati all'ombra maculata: tra scaglie di sole, radici, formiche e coccinelle.

C'era il sapore deciso del formaggio stagionato, stemperato dal miele di castagno, a ricordare gli entusiasmi ingenui che animano il sottobosco di queste terre, desideroso di farsi sentire con voci nuove e rinnovate.

C'era il sapore dell'incertezza, quello delle scommesse volute e cercate, del baratro sotto i piedi prima di stendere le ali: dannatamente simile al sapore metallico dei baci rubati e mai più restituiti.