Belli, scalpitanti, forieri di verità semplici e idee affilate.
Sono idoli da venerare sulle paginette patinate dei magazine per teenager.
Sono i neofascisti di Top Girl.
Sono ragazzini e ragazzine immortalati in pose da divi, che portano in bocca parole dal peso storico devastante come se le avessero trovate ieri nell'uovo di pasqua.
Invasati come solo i ventenni di oggi possono essere, in questa Italia nella quale quando hai venti anni o credi al menefreghismo o ti dai alla borsa o ti metti in mano alle sette o diventi estremista.
Sono giovanotti con un'etichetta addosso, che riparano ai torti subiti scagliandosi contro il mondo alla ricerca di un muro: che li schianti, forse, che li sorregga, possibilmente.
E il guaio grosso è che sono di moda. Che qualcuno, in qualche becera redazione milanese, ha pensato che potessero fare scalpore e fare breccia. E vendere.
E il guaio è che sta vendendo. Non soltanto a chi non ci crede, e acquista il fascicoletto per avere la prova provata di tanta leggerezza e mancanza di buonsenso. Ma anche a un sacco di ragazzine in più del solito, attirate dalla forza devastante di un messaggio unico, chiaro, semplificato.
Ho sempre detestato il Rasoio di Ockham, e vedere che questa Nazione sta chinando il capo davanti alla sempificazione storica, alla semplificazione sociale, alla semplificazione culturale, mi da semplicemente il voltastomaco.
E, diamine, i neofascisti di moda su Top Girl sono veramente il fondo del fondo del barile della pericolosa banalità quotidiana.
Meno male che le lettere di protesta non si sono fatte aspettare, tanto sul forum della rivista quanto sulle pagine del mensile.



