"Le storie servono alla poesia, alla musica, all'utopia, all'impegno politico: insomma all'uomo intero, e non solo al fantasticatore. Servono proprio perché in apparenza non servono a niente: come le poesie e la musica, come il teatro e lo sport... Servono all'uomo completo e, vorrei aggiungere, a completare un uomo."
Gianni Rodari


giovedì 18 giugno 2009

Novelle





...E mentre a Boscolandia spuntano nuovi inquilini,
quasi morti di Fame e Freddo e Spavento,







...Altrove spuntano luoghi dove rintanarsi
a fare l'amore
quando il caldo sfianca...









... o dove progettare il primo esproprio proletario
della prossima resistenza...









giovedì 11 giugno 2009

Entusiasmi miracolosi










E ieri che ho portato tra i monti una masnada di undicenni con Suor Biba come riferimento?

Tra un CammineròCammineròSulllaTuaStradaSignore e un IoLoSoSignoreCheVengoDaLontano, ho fatto il pieno di fede cristiana: come non ne facevo da quando portavo la croce ai funerali e suonavo la campanella durante le messe solenni.

Insomma, un Avemaria prima di partire, un Padrenostro prima di pranzo, un Ohgesùdamoreacceso prima della discesa per il rientro.

Sta di fatto che arriviamo al pullman, che è rimasto sotto il sole tutto il giorno.

La suora sale con la prima infornata di marmocchi, e io subito dietro, seguito da Vincenzo l'autista. Nel bus si muore di caldo.

- Oh, che caldo - fa Suor Biba, tutta accorata - Presto, chiediamo al signore di accendere l'aria condizionata!

- Sorella, non le pare di esagerare? - dico con sorriso beffardo.




martedì 9 giugno 2009

i pensieri del giorno








Una carrozza nuova, che la vecchia sta perdendo i raggi delle ruote, si dovrebbe poterla trovare senza tutti 'sti casini.

Un brutto voto a scuola, decisamente non meritato, può effettivamente minare l'entusiasmo. Meno male che è di cemento armato.

Una stupida discussione notturna con la Signorina Airone, senza potersi ammorbidire di persona, non passa inosservata in Svizzera nemmeno quando è per telefono. Meglio rimediare prima possibile.

Due giorni di riunioni all'Acquario senza quasi soluzione di continuità rendono Timothy idrofobo.

Un tempo sulla testa che Parrebbe voler piovere, Ma dai no, anzi magari diluvia, No dai che esce il sole, Ma no tuona, non senti? Bah... c'è il sole rende Timothy più curioso che mai.

I progetti di vita a lisca di pesce, che non s'incastrano nemmeno a bestemmiare, ma che quando s'impuntano, cazzo se riesci a venirne fuori, rendono Timothy sarcasticamente eccitato.

La Svizzera che se non fosse oltre confine sarebbe meglio (forse), sarebbe meglio andarci noi, anche piuttosto in fretta.

Un branco di freakkettoni - che tra un po' devo diventarci amicone e non ci son cazzi che mi vada a genio 'sta cosa, anzi: più ci penso peggio è - è meglio che mi insegnino a travestirmi da freak se no butto qualcuno a mollo.

Stasera si esce a cena con l'Angelo Con gli Stivali. Ma che fine han fatto la Duchessa e la Fata Anarchica?

Le guance restan sempre le guance e un pancino morbido vale mille telefonate consolatorie.




venerdì 5 giugno 2009

La storia dei due ricci
















La giornata era una di quelle piene di sole, alla fine dell'estate. L'aria era chiara e trasparente e persino le zanzare avevano capito che mettersi a volare con un cielo del genere sarebbe stato un delitto sociale. Così la brezza svolazzava leggera tra le fronde degi alberi e l'enorme disco dorato splendeva incastonato in un indaco compatto e senza striature.

Due ricci se ne andavano, ognuno per la sua strada, lungo i sentieri del Grande Prato: sotto le siepi, in mezzo agli aghi dei Cedri, sgambettando per il verde smeraldo dell'erba appena rasata e il giallo paglierino del fieno lasciato sul campo. Tutti e due avevano il naso all'insù: un piccolo bottoncino nero umido, fissato sul musetto morbido, appena sotto un paio di occhi tanto meravigliati dalla bellezza della giornata da starsene spalancati come un poderoso sbadiglio.

Il primo riccio, che poi era una Riccia, se ne scendeva dalla collina. Aveva gustato la frescura dei boschi e se ne tornava tranquillamente verso il fondovalle, dove scorreva il fiume. Aveva sentito parlare di una pozza dove potersi fare il bagno senza doversi preoccupare dei corvi o di attraversare la strada. Si vedeva che aveva letto Gramsci. Portava sulla schiena un'enorme mela rossa, tutta lucida e luccicante: l'aveva raccolta sotto il grande melo a mezzacosta, rotolandosi su un lato, finché non era riuscita a infilzarla ben bene nei suoi aculei. Ora se ne camminava via, un po' barcollando sotto quel peso gigante, un po' chiedendosi come avrebbe fatto a mangiarsela, questa mela, ora che ce l'aveva sulla schiena.

Il secondo riccio, che era poi un Riccio, stava risalendo il prato verso la collina. Era stato al fiume a darsi una rinfrescata e aveva sentito dire che su per i monti, proprio lungo le siepi del campo, si poteva incontrare un grande melo, le cui mele erano senz'altro tra le più succose e dolci della valle. Era un riccio strambo, lo conoscevano un po' tutti, da quelle parti: sempre dietro a parlare di cose difficili - che chiamava concetti - boffonchiava d'aver letto Shopenauer e passava gli inverni ad inseguire le altre ricce cercando di avvicinarle il più possibile, Per scaldarci a vicenda! diceva convincente - sbagliando poi clamorosamente le distanze e finendo inevitabilmente per farsi pungere e scappar via.

Nel loro camminare col musetto all'insù, i due ricci si giravano di qua e di là: ora guardavano che nessuno fosse nascosto dietro un cespuglio per portarseli a casa in un sacco, ora seguivano con lo sguardo lo svolgersi delle radici di farnie e faggi, ora ascoltavano rapiti il vento che frusciava tra le fronde delle siepi, ora porgevano le orecchie ai richiami di usignoli e fringuelli. Mai che guardassero dove stavano andando o dove mettessero le zampette.

Un bel momento, appena prima di imbucare la via del bosco, il Riccio di Shopenauer sentì un gran roboare di cose rotolanti. Qualcosa a metà tra il rosso lucente e il marrone pungente gli fu addosso, sbucando d'un salto dalla siepe e trascinandoselo via lungo il pendio della collina: fino in fondo al prato, proprio in mezzo al sole.

Proprio un attimo prima, mentre ammirava estasiata il volo d'una piuma, la Riccia di Gramsci aveva cominciato a rotolarsene giù per la collina picchiando la mela, il muso e la schiena tra i sassi e le radici. Cozzò a tutta velocità su un'ultima radice, rimbalzandosene in aria per poi travolgere qualcosa di incredibilmente morbido e stranamente pungente, trascinandoselo via lungo il pendio della collina: fino in fondo al prato, proprio in mezzo al sole.

A quel punto, Riccio e Riccia cercarono di rimettersi in piedi, un po' intontiti. Il sole gli riempiva gli occhi, e il paesaggio intorno stentava a farsi sempre più nitido.

Riccio si accorse che qualcosa non quadrava. La sua schiena era appesantita e i suoi aculei erano come impigliati: non che riuscisse a girarsi per guardare, ma gli sembrava come se qualcosa di rosso e lucido, un po' tondo e un po' no, gli si fosse infilzato addosso. Anche Riccia s'era accorta che qualcosa era cambiato: il capitombolo aveva spezzato la mela, metà della quale s'era incuneata sulla schiena di quel buffo riccio steso lì davanti, a grattarsi la testa sconcertato.

Messo a fuoco il mondo, le pupille nere e profonde dei due si incrociarono.

- Hai metà della mia mela sulla tua schiena, Shopenauer... - La voce sorridente di Riccia si fece sentire

- Uh, come? Ah, la mela... E' una metà mela questa? Proprio qui, sul mio dorso? Dì un po', Gramsci, sarà mica una di quelle rosse e succose del melo a mezzacosta? - La voce titubante di Riccio era un unico punto interrogativo.

- Eh, sì... l'ho raccolta da poco... Se vuoi puoi assaggiare un po' della mia metà...

- Uh, davvero? ...Beh, potrei pensarci, grazie... Direi che sembra proprio una delizia!

E se ne zampettarono via insieme, felici e contenti di mordicchiarsi di tanto in tanto, alla giusta distanza di mezza mela.





Che domanda!








Sapete dirmi chi popola questa stupenda immagine
di Roberto Innocenti?



Io e la Donna Ottocentesca abbiamo individuato Ahab, Ismaele, Moby Dick, il commissario Maigrait e l'aviatore del Piccolo Principe.



Chi altri riconoscete?


giovedì 28 maggio 2009

Heard in the Grapewine










L'Acquario ha una piccola corte proprio fuori dal portone. Una corte discreta, appena rimessa a nuovo, con tutto un ciottolato bianco nel mezzo e una serie di lastre grigioperla tutt'attorno. E un fontanile in pietra nell'angolo nascosto.

La Corte dell'Acquario è piena degli schiamazzi dei giannizzeri che rientrano dalle loro incursioni nel Mondo Esterno, ma è anche piena di piante, che in questo maggio di piogge e sole hanno avuto la voglia e lo spirito di darsi da fare e crescere d'un verde che più smeraldo non si può.

C'è un angolo di luce e silenzio, nella Corte dell'Acquario: se ne sta rintanato tra la porta del refettorio e le scale che salgono agli alloggi del piano superiore, dove dimorano gli avi e i saggi che tanto hanno fatto per l'esistenza dell'Acquario.

Se si entra nel refettorio all'ora del Meriggio, appena prima dell'Ora dei Giannizzeri, e si ha la pazienza ed il tempo di sedersi guardando di fuori, si può gustare tutta la meraviglia di un cielo intonacato d'indaco che a malapena riesce ad infilarsi tra le spledenti foglie di vite che pendono dal pergolante balcone.

E proprio lì sotto, dove il sole spinge quelle ombre saltellanti dentro gli occhi socchiusi su quel mondo verde-acqua, si può sentire l'aria e la calma di un cuore che piano piano riprende a respirare.



sabato 23 maggio 2009

Fantasie di cuore






Grazie
grazie grazie
di quest'intesa fatta di parole
raccontate

che mi regali sempre
anche se

o proprio perchè
senza prezzo

e senza tempo.




venerdì 22 maggio 2009

Una goccia nell'oceano...









In quinta elementare


- Ciao bambini!

- Ciao maestro Timoteo!

- Allora, ieri abbiamo visto la vita dei rifiuti, oggi parleremo dell'acqua, che ne dite?

- Si, che bello! Figataprof! Checosavediamodell'acqua?

- Allora, per cominciare, chiudete gli occhi e immaginate d'essere una gocciolina...

- ???

- Dai, provateci!

- Ah, ok... maciprendiingiromaestro?

- Dai, su, non vergognatevi... chiudete gli occhi... bravi... concentratevi... siete tutti goccioline d'acqua... ecco... ora ditemi: che goccioline siete?

- Io sono una gocciolina in una cascata!

... Io sono una gocciolina nel mare!

... Io una in una pozzanghera!

... Io sono una gocciolina di nuvola!

... Ehi, prof: Io sono uno sputo!

- ...





mercoledì 20 maggio 2009

A cominciar dalle piante, si finisce con le api















E ringrazio Dio, o chi per lui, di non avere TV a casa.
E lo ringrazio per non avere telefono fisso.
E lo ringrazio, soprattutto per non avere un accesso internet.
Per vivere fuori dal mondo, perso in un tempo fatto di uova di pasqua in dicembre e bagni in fiumi gelati in piena estate.
Lo ringrazio perché se c'è una cosa che ho scoperto essermi sacra è la vita come la conosco quando sono da solo, senza mai essere solo per davvero. Perché chi vuole sa bene come e dove e quando raggiungermi.


E ringrazio chi di dovere che nessuno mi vieta di chiudermi nell'Acquario ad ore impensabili, non certo per compilare scartoffie e spedire veline, ma per meditare e respirare. E l'Acquario allora diventa un velo, un filtro, attraverso il quale far passare un respiro e la vita, ed un altro respiro, ed un altro po' di vita. Boccheggiandola, non più ingurgitandola. Per leggerla e scriverla ancora una volta.



E' così che finalmente, al terzo giorno dal rientro, riesco ad isolarmi in un bozzolo autistico per rendermi conto che ho vissuto un'esperienza fuori dal comune nei giorni passati.



C'è qualcuno - con un nome impossibile - che descrive l'esperienza come un flusso continuo che culmina nella massima presenza all'interno dell'azione compiuta, nel momento pieno del vivere quello che si sta facendo, per poi rifluire in una coscienza più razionale e distaccata.


E' un po' come quando ci si ribalta con un kayak in mezzo ad una rapida. Per chi ti guarda da fuori, il tempo di reazione è minimo, una mezza frazione di secondo: con un colpo di reni, e sei di nuovo con la testa dalla parte giusta, e stai pagaiando lontano dai guai. Ma per te, che ti sei ribaltato, il mondo si ferma. E vedi i sassi che scorrono ad un pelo dal tuo naso, e guardi le mani che riafferrano la pagaia, e aspetti che la pagaia sia di nuovo in superficie, e ti appiattisci contro la coperta, e ti slanci in fuori e ruoti e tiri e sbuffi. Col mondo fermo e l'acqua completamente trasparente tutto intorno. Che son passati secoli e tu non ne sai nulla.


Fate conto che questa settimana sia andata un po' così, solo che i tempi - al posto che dilatarsi all'infinito - si sono ristretti uno sull'altro e sono passati così veloci che nemmeno ci si accorge d'essercisi trovati dentro.

E allora, quando sputi acqua dal naso, o quando ti ritrovi in ufficio senza nessuno intorno, hai il tempo e la voglia per pensare a quello che hai appena fatto. Che per quanto banale possa sembrare, ha sempre dello straordinario.




E allora ti ritrovi a pensarti


…Mentre stai conoscendo un branco di personaggi strani, tutti "amici degli alberi" dichiarati, che se non sono freak in questa vita lo sono stati nella scorsa - durante gli anni '70 - e sono morti e risorti dopo qualche dose extra di droghe tropicali.


…Mentre ti presenti a loro in un inglese francesizzato, o un francese inglesizzato, che nemmeno tu sapevi di parlare. E rivedi i loro sorrisi quando gli dici che sei italiano e pensi Che sfiga, m'han beccato. ma poi tutto cambia e capiscono che d'italiano hai quello che serve e nulla di più, e iniziano a prenderti per quello che sei, non per quello che dovresti essere.


… Mentre sei a piantare alberi assieme ad una strega bionda di 450 anni, due pixies irlandesi dagli occhi troppo grandi e dalle risate troppo contagiose, un azteco adoratore della Dea Madre, un saggio con gli occhi e le mani piene di domande, una cow-girl senza stivali, una predatrice caraibica persa tra gli squali, una cantante ebraica e un oratore brasileno, filosofo e cialtrone quanto basta per fartelo risultare simpatico a pelle.


Ecco, in questi momenti di riflessione, dopo un'esperienza come una settimana in Canada a discutere delle sorti del Mondo e della chiamata alla quale noi tutti educatori ambientali stiamo rispondendo, uno può rivedersi…


…Mentre incrocia nei corridoi del Palais de Congress di Montréal qualcosa come 2000 delegati da tutto il mondo


…Mentre sfoglia un programma degli eventi lungo 82 pagine scritte piccole che hai bisogno la lente


…Mentre bestemmia perchè per seguire tutto ci vorrebbe la clessidra di Hermione, mentre sorride perchè sa che le cose che seguirà - alla fine - saranno senz'altro le migliori.

... Mentre si scambia racconti ed esperienze e matura l'idea che questo sia più di un lavoro e che a casa, in Italia, saranno contenti di quello che riporterà.


E poi uno ci ripensa, e si vede…



…Mentre corre in giro per i corridoi e fa i salti mortali per non inciampare tra un coreano e un africano che seduti a terra stanno animatamente discutendo se sia o no il caso di chiudere del tutto il sistema di compensazione monetaria dell'inquinamento globale.


…Mentre, testardamente, prende un paio di sonori due di picche da volontarie e delegate, per poi restituirli altrove, con nettamente meno classe.


…Mentre pende dalle labbra di studiosi della risata, di saggi della riunificazione tra anziani e bambini, di danzatrici del buio, di pedagogisti della lentezza.


…Mentre la conversazione con la strega e le pixies si accende sul destino del mondo e sul pessimismo latente che ci si deve scrollare dalle spalle. Ora o mai più.


E dopo un lungo sospiro, se proprio si vuol passare in rassegna le cose fatte e dette e vissute in una settimana così intensa, arrivano anche i sentimenti contrastanti.


La voglia di piacere e la voglia di capire a chi si piace e a chi no, e perché dannazione le due cose combaciano tanto raramente.


La voglia di amare e sentirsi amati. La strana sensazione che persi come si è, senza un amore a casa, di Case non ce ne siano poi tante nel mondo e che l'anima sia costretta a vagare senza fine e senza meta.

La brutta sensazione di districarsi tra due persone che ti dicono in tutti i modi che Tu, sì tu vai bene, se vieni qui vicino ti spiego. E tu nemmeno ci pensi, che in fondo ti vuoi bene abbastanza da non voler mettere in aria un altro casino.


E la voglia di partire, proprio quando credi di aver trovato radici e ti senti come se il vaso sia sempre troppo piccolo.

E poi uno ripensa alla partenza. Rimandata di una giornata e mezza, per passare del tempo con Streghe e Pixies in una famiglia tutta internazionale di Api Danzerecce, ballando nei metrò e scambiandosi effusioni con le mani-antenne davanti ai pub, mentre qualcuno suona un folk irlandese col violino e tiene il tempo col tacco dello scarpone, sulle assi di legno.









venerdì 8 maggio 2009

Prima del viaggio Oltreoceano








Ora chiudo. Lo giuro. Scrivo le ultime mail e chiudo.


Questa settimana ho battutto qualsiasi record di quantità di lavori fatti nello stesso momento. E mi sono stupito per la destrezza dimostrata - anche se un paio di birilli li ho segati... Eppure la partenza è alle porte. Domani mattina prendo un aereo che mi porterà in Canada. Solo per qualche giorno, solo per una breve esperienza.

Ma il Canada è la mia terra dei sogni, da sempre. E anche se ormai so che non è tutto laghi e boschi e montagne verdi, anche se so che può nascondere dietro l'angolo enormi e deprimenti distese di grano, il Canada è il Canada. E sarà la prima volta che ne calcherò il terreno e ne saggerò la pioggia.

Chiudo il pc, chiudo l'ufficio e per qualche ora chiudo anche gli occhi. Che nella frenesia della preparazione mi son completamente scordato ch'gni taant gh'è bisugn de riposass.


Aggiornamenti come e quando potrò. Per intanto, buon viaggio a chi va e a chi resta.











martedì 5 maggio 2009

Con la bricolla in spalla










Ninna nanna, dormi piccolo,
che il tuo papà ha un sacco in spalla...
e si arrampica su per la notte:
Prega la luna, che nessuno lo prenda
Prega la stella, che guardi dove và
Prega il sentiero, che ce lo riporti a casa...

Ninna nanna, ninna oh…

Ninna nanna, dormi piccolo…
il tuo papà ha un sacco in spalla
che è pieno di cose:
ha dentro il suo coraggio
ha dentro la sua paura
e le parole che non può dire…

Ninna nanna, ninna oh…

Ninna nana, dormi piccolo…
Che ti sogni con un sacco in spalla
Per arrampicarti dietro il tuo papà:
su per questa vita che viviamo di frodo,
su per questa vita che sognamo di frodo,
in questa notte che preghiamo di frodo...

Prega il Signore, a bassa voce,
con la sua bricolla a forma di croce...



(libera traduzione della "Ninna Nanna del Contrabbandiere"
di D. Van De Sfroos)



lunedì 4 maggio 2009

LeggeriPensieri







Un sabato di riposo e pulizie,
mentre il cuore e gli occhi si gonfiano lungo le note
di canzoni che parlano di
improbabili contrabbandieri comaschi
e storie d'amore tempestose.

Poi un pic-nic senza grandi pretese,
in una domenica pomeriggio di sole e vento,
tra le fronde dei castagni e delle farnie,
ascoltando lo sciabordio del lago
e le risate lontane dei bimbi in barca.

E i polmoni respirano senza pesi sullo sterno,
lasciando spazio al sorriso.





sabato 2 maggio 2009

GranTorino il Primodimaggio







Alba, treno e zaino e cappello,
Cortei operai, vecchi partigiani
e la banda comunale con Bellaciao,
Birre, gioventù europea
e piccoli affetti,
Vino rosso, grandi risate
e fiducia infinita nel seno,
Ozio, sonnellini
e coccole trafugate,
Condivisione, discussione
e dibattiti,
Passeggiate sulla Dora, i muri che parlano
e gli alberi che cantano,
Fiumi alcolici, musica tra le fronde
e danze scabrose,
Problemi esistenziali sloveni, la luna riflessa negli occhi
e troppe parole,
Passeggiate lungo il Po, salsiccia al freddo del vento
e saluti calorosi.
Alba, treno e zaino e cappello.






lunedì 27 aprile 2009

Giorno per giorno
















Due giorni di fumo di griglia, ottimi vini, lividi di gioco, palloni volanti, coccole e risate, lupi e villici, battaglie di cuscini, sculture di pietra, equilibri impossibili, vestiti bagnati, documentari antropologici e resistenza: alla nostalgia, alla omologazione, all'assenza di senso, alle paranoie, alla vigliaccheria, alla ipocrisia. Verso il sorriso ammiccante di un avvenire improbabile, ma più che desiderabile e assolutamente sostenibile.






Un grazie speciale alla Fata anarchica,
per il suo corso accelerato di feng-sushi,
sul passaggio dei flussi di equilibrio dalla mente,
al cuore, alle mani, alle pietre del giorno.








sabato 25 aprile 2009

VenticinqueaprileDuemilanove








Un post complicato, questo del Venticinqueaprile Duemilanove.Non complesso, proprio complicato: non c'è una trama ben delineata, e i pensieri si attorcigliano ogni volta di più, quando provo a metterci mano.


***


C'è Scientology, rientrata nella mia vita in maniera prepotente, per un errore tanto grave quanto banale. Una manica di delinquenti, che fanno leva su sentimenti quali il sospetto, la rivalsa, il desiderio d'essere vincenti. Ma il sospetto, prima di tutto.


Offrono strumenti per essere vincenti. Non tutti subito, sia chiaro. Un passo alla volta, perchè mica si possono capire tutte le verità in una botta sola. Allora, per essere vincenti, dicono, devi imparare a capire chi attorno a te sta mentendo, sbagliando, tramando: chi ti vuol fottere e chi ti vuol ferire, per gusto o interesse.


E allora cominci a segnarti tutti i discorsi che fai con le persone che hai vicino, le parole che ritornano e le parole che vengono usate solo una volta, mai per caso. le cose che fanno, i posti dove vanno e le persone con le quali parlano. Allora inizi a fare caso a quando uno si tocca il naso, si gratta la testa, accavalla le gambe, rotea gli occhi, sbuffa, si scaccola, trattiene una risata o una scoreggia. Quando uno si ammala, quando l'altro gli vien la cacarella e quando quell'ultimo si rompe un braccio o fa un incidente.


E inizi a perdere il senso d'insieme, il senso di comunione, il senso di attaccamento: sei sormontato da milioni di dettagli che montano e montano e montano, fino a sommergerti di indizi che credi di mettere a posto secondo un filo logico tutto naturale e invece è l'unico filo logico possibile - quello della tua paura più profonda: le persone che hai attorno intendono abbandonarti, possibilmente fregandoti.


Per questa cricca di psico-delinquenti, il primo passo è individuare una frattura nel tuo animo, una paura. Il secondo è instillarti il sospetto che quella non sia una paura, ma una realtà. Punto di appoggio e leva. Paura e sospetto, ben orchestrati e mascherati. E questo porta all'inevitabile collasso delle relazioni, tanto amicali quanto familiari.

E ti convinci che la vita è una gara, e che devi dimostrare di arrivare dove gli altri non si aspettano. E che devi dimostrare che gli altri falliranno.

Quando invece gli altri sono lì che ti vorrebbero al loro fianco, così come sei. Per amarti e mettersi in discussione con te.


E' come l'anello di Frodo: dagli enormi poteri, che logorano l'anima di chi lo usa, fino a fargli cacciare il migliore amico, convinto che si sia pappato di nascosto tutto il Pandivia. Senza rendersi conto che Gollum si sta fregando le mani...


***


C'è che ho preso il coraggio a quattro mani e ho detto ad una certa persona che la ritengo un vero e proprio punto di riferimento. E che per questo non mi verrà facile misurarmi con i problemi che abbiamo avuto nella nostra fallimentare esperienza di coppia. Non è esattamente quello che si sarebbe voluta sentir dire, ma credo fosse importante farglielo sapere.


Perchè un punto di riferimento vuol dire qualcuno con il quale vuoi confrontarti, del quale sei desideroso di avere un'opinione, per poi scontrarti, discutere, cercare di fargli cambiare idea o anche no, approfondire, litigare magari.


Qualcuno di cui avere fiducia. Anche quando si sbaglia, anche quando ci si metterebbe le mani nei capelli per le cose dette o non dette, fatte o non fatte. Di cui fidarsi, di pancia, a pelle, senza alcuna riserva. Al di là degli errori.


Perchè avere un punto di riferimento significa avere qualcuno con il quale aver voglia di condividere qualcosa, che sia un'opinione, un'esperienza personale o un momento professionale, e poi ritornarci sopra e trarne qualcosa. Per quanto bella o dolorosa sia quell'esperienza.


Un punto di riferimento è qualcuno davanti al quale non hai preoccupazione di farti vedere perdente o vincente, ma sempre e solo come sei. Per metterti, e mettervi, in discussione.


E se con questo qualcuno hai avuto una storia d'amore che faceva acqua un po' dappertutto , beh... la cosa è importante in sé, ma può creare qualche disguido tecnico di comprensione e gestione...


***


C'è che al lavoro stiamo progettando come dei matti, e che ho la sensazione - condivisa nella Sala Acquario - che noi si stia scalando a grandi falcate la Scala dell'Autocoscienza professionale. Avevo il sospetto che i confini dell'Educazione ambientale mi sarebbero stati stretti, prima o poi. E sono contento di avere come guida e partner qualcuno in grado di lasciarmi abbastanza libertà per spararle grosse e abbastanza polso da tirarmi coi piedi per terra quando esagero. certo che la soddisfazione del lavoro ben fatto nelle ultime due settimane aleggia palpabile in ogni angolo dell'ufficio.


***


C'è che il cuore è sempre là... col broncio... perchè resta in disparte.


***


C'è che è la Festa di Liberazione. E il Re del Ferro e del Fuoco non passerà a trovarmi, per tutti i suoi motivi. E questo mi rattrista.


***


Resta la Festa di Liberazione, però.

E vanno ricordati i morti, e vanno ricordati vivi, come dice un amico fotografo. Per quello che hanno fatto, per i motivi per i quali l'hanno fatto: da una parte e dall'altra. Per ribadirne le dovute differenze.


E si festeggerà, con chi ha scelto di condividere una giornata, si spera, di sole: tra una canzone partigiana, una salamella, una bottiglia di rosso, e una bella discussione accesa sull'eredità della Resistenza.




giovedì 16 aprile 2009

Marzo a metà aprile







E mah è forse
è quando tu voli rimbalzo dell'eco
è stare da soli
è conchiglia di vetro, è la luna e il falò
è il sonno e la morte
è credere o no

margherita di campo
è la riva lontana è, ahi! è la fata Morgana
è folata di vento
onda dell'altalena
un mistero profondo
una piccola pena
tramontana dai monti domenica sera

è il contro è il pro
è voglia di primavera
è la pioggia che scende
è vigilia di fiera
è l'acqua di marzo
che c'era o non c'era

è si è no
è il mondo com'era
è Madamadorè
burrasca passeggera
è una rondine al nord la cicogna e la gru,
un torrente una fonte
una briciola in più
è il fondo del pozzo è la nave che parte
un viso col broncio
perché stava in disparte

è spero è credo
è una conta è un racconto
una goccia che stilla
un incanto un incontro
è l'ombra di un gesto,
è qualcosa che brilla
il mattino che è qui
la sveglia che trilla
è la legna sul fuoco, il pane, la biada,
la caraffa di vino
il viavai della strada


è un progetto di casa
è lo scialle di lana, un incanto cantato
è un'andana è un'altana
è la pioggia di marzo, è quello che è
la speranza di vita che porti con te
è la pioggia di marzo, è quello che è
la speranza di vita che porti con te

è mah è forse
è quando tu voli rimbalzo dell'eco
è stare da soli
è conchiglia di vetro, è la luna e il falò
è il sonno e la morte è credere no

è la pioggia di marzo, è quello che è
la speranza di vita che porti con te
è la pioggia di marzo, è quello che è
la speranza di vita che porti con te

(Ivano Fossati, La pioggia di Marzo)



mercoledì 15 aprile 2009

Di bosco in bosco











...But I still haven't found what I'm looking for...


...And, eventually, you too...





giovedì 9 aprile 2009

Le ultime libertà dell'uomo delle reti











A voler ben vedere, quel pezzo d'uomo che se ne stava curvo sulle reti non era malconcio come lo raccontavano. Passava dei gran giorni in mare, a strappare via i pesci dalle corde intrecciate e ne aveva il puzzo sulle mani, nell'alito, nei capelli - quelli che c'erano, quelli corti e ingrigiti che gli giravano attorno alla nuca e sfioravano le tempie. E' vero, aveva il passo malfermo, quando camminava sul molo, ma quell'andatura ondosa sembrava dargli l'innata capacità di passare tra la gente come l'acqua di riflusso tra gli scogli: senza che nessuno lo vedesse, senza che nessuno si accorgesse di lui. Eccetto, certo, per la scia di pesce che si lasciava dietro: ma in un porto, chi voltete che se ne accorga?

Era lì, che se ne stava accovacciato, a cacciar dentro le mani in una cassa gigante, tirando fuori un filo alla volta le sue reti immense, col volto corrucciato e attento. Ogni nodo sfatto, lo riannodava, ogni maglia strappata, la rammendava, ogni cordino intrecciato, lo disfava. E le dita, tozze e di marmo, parevano filare le corde come un ragno fila la seta: pareva che i fili uscissero dalla punta delle dita, come lacrime, una ad una, in un pianto silenzioso e incupito. A sentire la gente, non era un bello spettacolo averci a che fare. Quelle mani, che lavoravano sulle reti con la delicatezza del burro, sapevano spezzare un remo come fosse il collo d'un gabbiano e sapevano maneggiare i coltelli da intarsio con sicurezza e abilità ben note agli stomaci di chi aveva avuto la malaugurata idea di contraddirlo, nel corso degli anni.

Buono buono, se ne stava contemplando quella matassa che gli usciva dalle mani, con lo sguardo perso oltre le dita, oltre i fili, oltre le reti. Sicuramente pensava alla sera prima. Alla sera in cui, rientrato in porto, rientrato a casa, ad un certo punto s'era trovato più solo di quanto non fosse mai stato. Forse non ricordava bene che cosa fosse successo. O forse lo aveva ben chiaro ma i suoi occhi si rifiutavano di andare a cercare tra le pieghe dei ricordi. O forse preferiva perdere la vista in un insieme sfuocato di onde e riflessi di sole. Per non rivedere quegli occhi azzurri che si gli spegnevano tra le mani serrate, per non rivedere quelle labbra rosse storpiate da un grido strozzato.

Avremmo potuto restare a guardarlo per giorni. Le sue mani filavano ancora quando le nostre ombre gli coprirono il capo. Alzò la testa e con occhi scavati guardò dritto nei nostri. Il volto, i solchi e la pelle: tutto raccontava di mille storie e viaggi ed esperienze. Gli occhi, però, parevano vuoti. E le mani continuavano a filare. Un gioco di sguardi, tra noi e lui, e le mani, sistematiche, posarono attrezzi e reti con la cura di sempre. L'uomo delle reti si alzò, sovrastandoci. Tirò su le maniche della camicia ormai lisa, e tese avanti i polsi.

Abbiamo fatto scattare le manette, ben sapendo che comunque non sarebbe scappato.

martedì 31 marzo 2009

e se l'anima












E se l'anima ha un posto, e se i pensieri la seguono,
di tanto in tanto, quando non se ne vanno per la strada loro
- dietro a palloncini trasparenti -
quel posto dell'anima assomiglia ad un lago.

Profondo e assopito e grande,
grande grande e quasi gonfio, pergiunta.